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La legge di Riforma del Terzo Settore (n.106 del 2016) e i successivi dispositivi attuativi prevedono la valutazione dell’impatto sociale laddove ai soggetti del Terzo Settore vengano affidati servizi d'interesse generale. La valutazione di impatto sociale viene inquadrata come una “valutazione qualitativa e quantitativa, sul breve, medio e lungo periodo, degli effetti delle attività svolte sulla comunità di riferimento rispetto all’obiettivo individuato”.
Il nuovo Codice del Terzo Settore (D.lgs n.117 del 3 luglio 2017) prevede, tra l’altro, che gli enti con bilancio superiore al milione di euro debbano obbligatoriamente redigere il bilancio sociale anche ai fini della valutazione d’impatto sociale (VIS).
Si apre una nuova stagione per la valutazione e per i valutatori? Come al solito ci sono all’orizzonte luci e ombre. Come valutatori, con un’esperienza ventennale nel campo della valutazione di politiche, programmi e progetti, ci poniamo una serie di domande:

  1. Vorremmo capire chi concorre alla definizione delle linee guida per la valutazione dell’impatto sociale, i soggetti a cui vengono esplicitamente attribuite delle funzioni sono il Ministero del Lavoro (che redige le linee guida) la Cabina di regia istituita all’interno della Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Consiglio Nazionale del Terzo settore. Chi sono dentro il Ministero e dentro le altre due strutture i soggetti che vengono cooptati? Ci sono anche altri soggetti chiamati a partecipare in qualità di esperti della valutazione? Quali sentieri si stanno percorrendo (si sente parlare di bozze di linee guida)?
  2. Pronti via. Come si sta muovendo il Terzo Settore? Le rappresentanze del Terzo Settore quale direzione stanno prendendo: stanno progettando formazione specifica sulla valutazione? A chi si stanno rivolgendo? Chi sono i soggetti “accreditati”? Verso chi è rivolta? E soprattutto con quale obiettivo? Quali implicazioni ci sono per la valutazione, di natura economica (il suo finanziamento) e di natura epistemologica (il suo mandato conoscitivo) rispetto alla dimensione temporale dell’”impatto” nel breve, medio e lungo periodo?
  3. I valutatori in che modo saranno (sono già) coinvolti? In Italia da vent’anni c’è l’Associazione Italiana di Valutazione, inserita a livello internazionale nel network delle Associazioni di valutazione europee (NESE) e mondiali (IOCE). Nel dicembre 2015 è nata Social Value Italia, componente italiana della SV International (anch’essa nata di recente, nel 2014, dalla fusione dello SROI Network e della Social Impact analysis association). Sappiamo, anche, che di recente il presidente di Human Foundation è stata eletta nel board del GSG. Il GSG è una cabina di regia indipendente che si pone a livello globale come centro catalizzatore e promotore di una finanza dal connotato filantropico e ambientale, che sposa il paradigma della misurazione dell’impatto degli investimenti nel sociale. Le mission delle due associazioni sono uguali? A prima vista ci sembra di poter dire asserire che le mission sono “leggermente” diverse. Chi sta egemonizzando il dibattito sulla VIS?

Come valutatori ci auspichiamo che le risposte alle domande di cui sopra tengano conto dei seguenti elementi:

  1. Che anche i valutatori vengano coinvolti in questo processo “concertativo”, che si tenga conto delle prassi e non delle mode passeggere, che le linee guida siano dunque inclusive della pluralità degli approcci utilizzati nella valutazione di impatto sociale. La scelta di quale approccio adottare dipende dal mandato della valutazione, dal contesto di intervento, dall’azione progettuale, dalle risorse economiche, dall’orizzonte temporale di riferimento nel quale la valutazione va “calata” per osservare il cambiamento e troppo spesso (purtroppo) da cosa sa far meglio colui il quale ha la valutazione affidata (vedi punto 2 del precedente punto elenco alla voce egemonia).
  2. Che le linee guida non prescindano dall’esistenza dell’unico fattore che può garantire una buona valutazione: la presenza di un team di valutazione, che includa valutatori professionisti (con esperienza nel campo della valutazione). Anche se non accettata a livello sociale e nonostante sia ancora indietro in un percorso di riconoscimento, la valutazione contiene tutte le caratteristiche di una professione perché richiede un insieme di conoscenze di base per poterla esercitare, conoscenze che non solo devono essere possedute ma agite. La valutazione richiede anche la compresenza di conoscenze specialistiche (che spaziano dalla statistica, alla sociologia, all’economia solo per citarne alcune) che dovrebbero essere nel dominio del team che fa valutazione. Solo in tal modo può essere fornito un servizio di qualità a favore della committenza. Una professione include la dimensione deontologica (un codice deontologico è sottoscritto, ad esempio, da tutti i soci dell’Associazione italiana di Valutazione) un elemento più che mai imprescindibile a garanzia della qualità della valutazione. Perché comprende almeno tre elementi: i) l’onesta intellettuale nel proporre soluzioni di metodo che si adattano alle risorse finanziarie e al contesto in cui la valutazione opera; ii) la robustezza delle evidenze (i risultati del processo valutativo non devono essere manipolabili e/o forzati) iii) l’indipendenza del giudizio. Sempre più spesso si assiste all’affidamento di valutazioni a soggetti che non hanno mai fatto valutazione.
  3. Che le rappresentanze del Terzo Settore, nel processo di cooptazione della componente “dei valutatori”, in questa fase di comprensione del mondo della “valutazione di impatto sociale” facciano un passo alla volta, nella più ampia trasparenza dei processi di concertazione, senza prendere scorciatoie dettate dalla preoccupazione di assolvere ad un obbligo “normativo” con il minor “danno”. Senza cedere alla tentazione di standardizzare i processi di ricerca valutativa che per loro natura non possono essere ridotti alla mera elencazione di un catalogo di prodotti o alla raccolta acritica di dati.

Non può esistere la valutazione senza i valutatori, così come non può esistere intervento sociale senza gli assistenti sociali, gli psicologici e gli operatori sociali.

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