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Il decalogo della valutazione da una prospettiva di genere

Scritto da 
17 Nov 2016

Il decalogo è stato sviluppato attraverso la collaborazione tra il gruppo tematico su valutazione e genere della Società europea di Valutazione (EES) e il gruppo di lavoro sui diriti umani e valutazione della Rete latinoamericana e caraibica (ReLAC) del network delle donne impegnate in attività di management (RedWIM).

Il decalogo rappresenta un’opportunità per includere la prospettiva di genere in qualsiasi processo di valutazione e quindi contribuire a rendere più incisive le politiche, i programmi e i progetti su questo tema.

I punti del decalogo:

  1. Riconosce e valorizza la dimensione politica della valutazione come mezzo per trasformare le disuguaglianze di genere. La prospettiva di genere nella valutazione è anche importante in termini di giustizia sociale per coloro i quali sono più svantaggiati, contribuendo alla loro visibilità e alla loro crescita.
  2. Assume che le politiche e i programmi, così come la valutazione, non sono neutrali rispetto alla questione di genere. Piuttosto, tendono a riprodurre le stesse strutture sperequative a meno che non venga esplicitamente manifestata la volontà di incidere sula riduzione delle disparità.
  3. Può essere applicato a tutte le politiche e ai programmi anche se non sono indirizzati alla disparità di genere. L’aspetto centrale è nell’approccio valutativo e non l’oggetto della valutazione. In tal senso, l’adozione di una prospettiva di genere costituisce un criterio di qualità della pratica valutativa.
  4. Va oltre la mera disaggregazione dei dati per sesso. Implica invece di indagare sui rapporti di potere tra generi e approfondire le disuguaglianze strutturali di genere, incorporandoli nelle analisi dei risultati raggiunti e dei processi implementati.
  5. Richiede un approccio olistico: sulle persone (stili di vita) sulle organizzazioni e sulle istituzioni (quadri legislativi e regolatori, forme di rappresentanza, organizzazione delle istituzioni) e sul contesto di riferimento (quadro politico, sociale, economico, culturale).
  6. Considera la creazione di spazi di partecipazione e collaborazione, così come un approccio di lavoro condiviso, la condizione necessaria per creare una consapevolezza e una crescita collettiva, in modo da superare l’asimmetria relazionale che esiste nella prassi valutativa.
  7. Si focalizza non solo sulla rendicontazione dei risultati e sul miglioramento dei programmi ma anche sull’apprendimento e sulla capacità di incidere sulle disuguaglianze di genere.
  8. Produce analisi, conclusioni, raccomandazioni e lezioni apprese che devono servire a promuovere il cambiamento nei ruoli e nelle relazioni tra generi.
  9. Adotta e adatta strumenti di analisi di genere nell’utilizzo delle metodologie appropriate che rispettano i contesti di riferimento e le caratteristiche culturali delle comunità. Ciò implica anche dal punto di vista professionale il ricorso a uomini e donne specializzati in un approccio di genere.
  10. Analizza come le disuguaglianze di genere si intersecano con altre disparità sulla base del contesto o del settore oggetto di indagine.

Per maggiori informazioni vi rimandiamo al sito del gruppo tematico della EES.

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